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Verso Roma - Diario di Elena

Viterbo-Ronciglione

Viterbo-Ronciglione

Mc 9,23 “Tutto è possibile per chi crede”

Fino a che punto credo? Fino all’impossibile? 

Quante volte chiediamo aiuto a Dio, per noi stessi e per chi ci è caro. Lo facciamo con intensità, con trasporto, versiamo lacrime di dolore per l’angoscia. Facciamo caso però a questa situazione: se preghiamo e affidiamo queste situazioni in modo costante, dopo un po’ rischia di diventare tutto un’abitudine, lo facciamo superficialmente, con distrazione.

Come possiamo credere all’operare di Dio nella nostra vita se per primi non crediamo fino in fondo e con costanza alla nostra richiesta?

Spesso ci diamo da “perdenti” in partenza, pecchiamo di insicurezza personale tanto da chiedere per “provare a vedere se succede qualcosa”,  siamo sopraffatti dall’angoscia e guidati dal pensiero che prima o poi Lui agirà anche senza che glielo chiediamo. Questo non è credere nell’impossibile, ma nel possibile che può accadere, ma non come noi realmente lo abbiamo desiderato.

Dando tutto per scontato, rimaniamo sull’incertezza, sulla speranza che prima o poi accada qualcosa. Ma in questa speranza c’è davvero la Fede in Dio?

La differenza sta nel  “…nulla è impossibile a Dio” quindi se credo fermamente al Dio dell’impossibile, tutto accade secondo il suo volere che è il nostro dettato dal totale affidamento. È un credere diverso, fedele e incondizionato che ci dona tranquillità anche nell’angoscia.

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