Palmarola-San Pietro
Mc 12,17 “Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio”
Come possiamo, nella nostra vita, tenere separati il mondo e Dio? Impresa difficile soprattutto se partiamo dal presupposto che il mondo è tutto ciò che ci circonda e con cui dobbiamo convivere ogni giorno e Dio rappresenta tutto ciò che di buono accogliamo e facciamo nel nostro quotidiano.
Il mondo ci da molti spunti, positivi e negativi e, attraverso l’insegnamento divino, abbiamo gli strumenti necessari per affrontare questa convivenza terrena che ci mette costantemente sotto pressione. Siamo noi però i principali responsabili di come poi agiamo, nella misura in cui ci lasciamo contagiare dal presente, agendo in esso, costruiamo la nostra strada verso la salvezza, verso quel regno dove Dio ci attende e al quale dovremo rispondere.
Perché mettere alla prova Gesù? Perché provocarlo? Gesù ci insegna che sta proprio nella nostra reazione alle provocazioni “di Cesare” che possiamo realmente fare la differenza, dove possiamo testimoniare l’agire concreto di Dio nelle nostre azioni. Un mondo pressante può portare a perdere la calma, la ragione e spesso ci ritroviamo in situazioni che non ci appartengono. Gesù ci ricorda molto chiaramente la strada da seguire.
Ma cosa nella nostra vita riconosciamo essere di Cesare e cosa di Dio?
Quando le cose si fondono riusciamo a tenere lo sguardo fisso su di Lui?