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Testimoni

Laura Petrucci

Laura Petrucci

Perché un cammino sui passi di Gesù?

Il cammino non è per tutti, se non vuoi mettere mano alla tua vita allora non muoverti da quella che è casa tua. Ma se riesci ad ascoltare il cuore che grida l’insoddisfazione di una vita vuota allora prendi l’essenziale e avviati verso una mèta meritevole della fatica che farai. Ricordati che dopo il cammino tu non sarai più lo stesso. Camminare è il miglior modo per fermarsi e fare il punto della situazione, per mettere la tua vita in discussione e ristabilire un ordine che probabilmente hai perduto. Quindi, se senti il bisogno di fermarti allora mettiti in cammino!

Dopo questa premessa posso dirti cosa è stato per me fare il “Jesus Trail”!

In poche parole un cammino dove la mèta la devo ancora raggiungere, non si conclude infatti con l’arrivo a casa, perché proprio da lì ricomincia il cammino che diventa missione.

Mi sono messa in cammino con il bisogno di riscoprire Dio nella mia vita, arrivata a Nazaret è nato in me il desiderio di vedere il Suo volto, il volto di Dio incarnato in Gesù. Posso dirti che cercando Lui ho ritrovato me stessa. Mi sono riscoperta figlia amata per la quale Lui non si è risparmiato. In quella terra benedetta dal Suo passaggio è facile “fare memoria” di Gesù, tutto parla di Lui, la terra che calpesti, il vento, il sole, gli odori, una natura che in parte è come era più di 2000 anni fa. La “Terra del Santo” non tocca solo i 5 sensi, va ancora più in profondità, tocca la propria anima e lì compie meraviglie.

Lo “stare” lì in quei luoghi non è passivo ma attivo, è relazione! Stare silenziosamente in preghiera dentro il Sepolcro, il Cenacolo, l’orto degli olivi, senza fretta con la calma e i tempi lenti che caratterizzano il pellegrino, è stata una grazia infinita. Il silenzio lì è abitato da Dio, non è vuoto, sterile, ma è pienezza, è vita.

Quando sono arrivata ad Emmaus, l’ultima tappa, ero disperata, la fatica aveva preso il sopravvento, ho pianto e ho pregato con la certezza, per me nuova, che Dio ascolta i suoi figli; posso dire che è stata l’esperienza di provvidenza più forte di tutto il pellegrinaggio, ancora oggi per me Emmaus è il luogo della grazia, il luogo dove Dio si è svelato, il luogo dove i miei occhi si sono aperti proprio come ai discepoli che lungo il cammino verso Emmaus non avevano riconosciuto Gesù risorto (Lc 24,31). Tornata a casa mi sono resa conto che la grazia ricevuta non potevo tenerla per me, e ho fatto come quei due discepoli che tornarono a Gerusalemme per annunciare ciò che avevano visto, Gesù risorto!

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